mercoledì 18 marzo 2009

L'epoca delle illusioni

C'era una volta un tempo in cui non si parlava d'altro.
Le amiche arrivavano a metà pomeriggio, subito dopo i compiti; senza bisogno di dirselo, si sgattaiolava veloci verso il luogo deputato: la cameretta, la mansarda... 
E si aprivano le danze. Niente convenevoli, niente frasi introduttive. 
Si saltava a pie' pari nell'argomento: "i ragazzi".
Chi aveva detto cosa a chi, chi aveva passato la sera con chi, cosa ne pensava Tizio, cosa ne aveva detto Caio... l'argomento era inesauribile, le letture possibili infinite, le sfaccettature tanto numerose da sfiorare l'insondabile.
"I ragazzi" erano una fonte mai arsa di chiacchiere, ipotesi, risate, illazioni, speranze, progetti e stratagemmi. 
Erano esseri complicati, ai nostri occhi. E passare le ore a cercare di districarne i comportamenti era il nostro passatempo preferito; di più, era un lavoro full time, come non ne avremmo avuti mai più.
Sembrava che dovesse durare in eterno, questo tempo. Finchè...

Finchè tutte, ciascuna secondo i propri tempi, cominciammo ad avere dei "ragazzi" una visione più da vicino.
Spezzatosi l'incantesimo, l'arcano si svelò - chiaro, chiarissimo - ai nostri occhi non più teenageriali: non c'era niente da capire.
Scoprimmo che, mentre noi allora congetturavamo su di loro, loro giocavano a calcetto, cominciavano a fumare, sbavavano per scarpe da ginnastica bioniche, e andavano fieri del loro puzzare come capre.
Scoprimmo che non c'era molto da scoprire, e che così sarebbe stato per sempre.
Fu così che cominciammo a pensare ad altro. 
E vivemmo felici e contente.

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