martedì 31 marzo 2009

donne del mondo



"le vie dei mercati", di Gianna Onfiani

martedì 24 marzo 2009

lettera alle madri

Ci avete insegnato che avremmo potuto fare qualsiasi cosa. Forti delle vostre vittorie, ci avete assicurato che nessuna strada ci sarebbe stata preclusa e che non avremmo mai più vissuto i tempi delle nostre nonne, tempi di focolari e campi e figli e uomini da badare. Tutta la fatica fatta, fatta per noi e per voi che siete le nostre figlie – dicevate – non sarà mai invano: mettiamo nelle vostre mani una parte di cammino spianata. Il resto sta a voi: studiate, pensate, progettate, metteteci tutta la volontà che vi abbiamo trasmesso, e ogni porta vi sarà aperta.

È così che siamo cresciute, costruendo pensiero dopo pensiero il nostro futuro di donne immerse nella contemporaneità, indipendenti, capaci, preparate, attive, volitive e profonde. Donne piene, saremmo state, donne intere; avremmo riscattato i sogni incompiuti delle nostre nonne, e realizzato tutti quelli che le generazioni passate pensavano impossibili. Avremmo lavorato per passione, prima ancora che per necessità; avremmo vissuto orizzonti larghissimi, sperimentato il mondo, utilizzato la nostra intelligenza e la caparbietà dei nostri giovani anni.
Questi sono i pensieri di cui si sono nutriti i miei anni di studio.
Pensieri così forti da non poter essere accantonati, nemmeno adesso, che i giorni e le politiche e le economie e tutte queste strane macchine che non avevate previsto, e da cui quindi non ci avete messo in guardia, si accaniscono e ci ripetono che questi ‘pensieri’ sono i sogni di eterne bambine, e che la realtà risiede ben altrove.

Ma ho imparato che bisogna combattere, e che i sogni sono diritti inalienabili. Più il mondo intorno cerca di sottrarmeli, più mi accanisco.
Sono in guerra, e questo non è un compromesso da poco; eppure mi sembra, adesso, che non ci sia altra via. Ho deciso che devo resistere, e che quello che spero per me non vale meno di quello che voi, le nostre mamme, speravate per voi stesse. È un’altra fase della stessa battaglia.
Sono una donna e quindi non mi do per vinta.
Perché, come dice Alice Walker, we are not victims: we’re survivors!

domenica 22 marzo 2009

l'amore vivente

Quando un amore è finito
sempre qualcuno ne scrive
la leggenda
il tutto si ricompone
in un ritratto a cornice
preziosa

L'amore presente invece
già con il buongiorno si fa avanti
assonnato e spettinato
si incupisce per ogni
ritardo
dubita sempre ha indecorose
perfidie
graffia con domestiche unghiette:
è l'amore vivente
bisognoso sempre
d'essere perdonato

Rossana Roberti

mercoledì 18 marzo 2009

L'epoca delle illusioni

C'era una volta un tempo in cui non si parlava d'altro.
Le amiche arrivavano a metà pomeriggio, subito dopo i compiti; senza bisogno di dirselo, si sgattaiolava veloci verso il luogo deputato: la cameretta, la mansarda... 
E si aprivano le danze. Niente convenevoli, niente frasi introduttive. 
Si saltava a pie' pari nell'argomento: "i ragazzi".
Chi aveva detto cosa a chi, chi aveva passato la sera con chi, cosa ne pensava Tizio, cosa ne aveva detto Caio... l'argomento era inesauribile, le letture possibili infinite, le sfaccettature tanto numerose da sfiorare l'insondabile.
"I ragazzi" erano una fonte mai arsa di chiacchiere, ipotesi, risate, illazioni, speranze, progetti e stratagemmi. 
Erano esseri complicati, ai nostri occhi. E passare le ore a cercare di districarne i comportamenti era il nostro passatempo preferito; di più, era un lavoro full time, come non ne avremmo avuti mai più.
Sembrava che dovesse durare in eterno, questo tempo. Finchè...

Finchè tutte, ciascuna secondo i propri tempi, cominciammo ad avere dei "ragazzi" una visione più da vicino.
Spezzatosi l'incantesimo, l'arcano si svelò - chiaro, chiarissimo - ai nostri occhi non più teenageriali: non c'era niente da capire.
Scoprimmo che, mentre noi allora congetturavamo su di loro, loro giocavano a calcetto, cominciavano a fumare, sbavavano per scarpe da ginnastica bioniche, e andavano fieri del loro puzzare come capre.
Scoprimmo che non c'era molto da scoprire, e che così sarebbe stato per sempre.
Fu così che cominciammo a pensare ad altro. 
E vivemmo felici e contente.

martedì 17 marzo 2009

volevo fare la parrucchiera

Dopo l'ennesima proposta di lavoro da urlo; 
dopo aver assistito all'ennesima manifestazione degli studenti di medicina contro la denuncia dei clandestini;
dopo aver sprecato l'ennesimo pomeriggio a vagare invano per negozi;
dopo aver raggiunto per l'ennesima volta la conclusione che, ad aver dato retta ai miei sogni di bambina, ci avrei guadagnato in: autostima, portafoglio, spensieratezza;

annuncio la nascita

dell'ennesimo blog!

Che viene al mondo così, in circostanze non proprio rosee. 
Del resto, anche io sono nata negli anni '80.